L'ultimo miglio è una voce di costo prima che ambientale

I dati sull'impatto delle consegne raccontano anche dove un e-commerce perde margine. Per una volta le due ottimizzazioni coincidono.

In sintesi

Nelle consegne e-commerce l'ultimo miglio pesa per oltre il 50% delle emissioni e il packaging tra il 7% e il 25%, mentre i resi incidono soprattutto in moda ed elettronica. Sono le stesse tre voci che erodono il margine per ordine: le leve che riducono l'impatto ambientale — punti di ritiro, imballo dimensionato, riduzione dei resi all'origine — sono anche quelle che migliorano il conto economico.

  • L'ultimo miglio è la prima voce di emissioni ed è anche la prima voce di costo variabile di consegna.
  • I punti di ritiro riducono la carbon footprint fino a tre volte rispetto alla consegna a domicilio, e insieme il costo per consegna.
  • Nei settori a resi alti la restituzione erode il margine dell'ordine originale due volte: spedizione andata e rientro.
  • Il packaging incide tra il 7% e il 25% delle emissioni: dimensionarlo bene taglia costi di materiale e di volume trasportato.
  • Non serve una strategia di sostenibilità separata: bastano le stesse decisioni logistiche lette con il conto economico in mano.
Indice dell'articolo
  1. I tre numeri, letti come voci di costo
  2. Il confronto con il negozio fisico
  3. Cosa farne, concretamente
  4. Il vantaggio di non avere due progetti
  5. Da dove cominciare

Di solito i dati sull'impatto ambientale dell'e-commerce finiscono nella sezione sostenibilità del sito aziendale e nella presentazione istituzionale. È un peccato, perché letti con un'altra chiave dicono una cosa molto più utile: dove un e-commerce sta perdendo margine sulla logistica.

La ricerca condotta da Netcomm insieme al gruppo di ricerca B2c Logistics del Politecnico di Milano contiene tre numeri che vale la pena guardare da vicino.

I tre numeri, letti come voci di costo

L'ultimo miglio pesa per oltre il 50% delle emissioni della consegna a domicilio, in tutte le aree urbane esaminate. Chiunque abbia negoziato un contratto con un corriere sa che è anche la voce che determina il prezzo per collo: il tratto finale, quello a bassa densità, è dove il costo si concentra. Non è una coincidenza — emissioni e costo misurano la stessa cosa, cioè quanti chilometri servono per consegnare un pacco.

Il packaging incide tra il 7% e il 25%. È l'intervallo più ampio dei tre, e la ragione è che dipende quasi interamente da scelte aziendali: il rapporto tra volume della scatola e volume del prodotto. Le scatole sovradimensionate costano due volte, in materiale e in volume trasportato, dato che i corrieri fatturano sul peso volumetrico.

I resi si concentrano dove il margine è già sotto pressione. La ricerca riporta tassi intorno al 6% nell'elettronica e all'8% nella moda, contro lo 0,5% dell'editoria. Su un prodotto di abbigliamento, un reso significa pagare due volte il trasporto, gestire il rientro, ricondizionare l'articolo e talvolta svenderlo. Il margine dell'ordine originale sparisce, e spesso si porta dietro quello di un secondo ordine.

Il confronto con il negozio fisico

C'è poi il dato che ribalta l'intuizione comune: nel canale fisico, circa il 90% delle emissioni deriva dallo spostamento del cliente e dal mantenimento del prodotto in negozio. Secondo la stessa ricerca, gli acquisti online possono ridurre le emissioni fino a dieci volte rispetto a quelli offline, e la consegna in punto di ritiro è l'opzione migliore in assoluto: fino a dieci volte meglio del canale fisico e fino a tre volte meglio della consegna a domicilio.

Anche qui, la logica economica è identica a quella ambientale. Il punto di ritiro consolida molte consegne in una sola fermata: meno chilometri per collo significa meno emissioni e meno costo. È uno dei pochi casi in cui non serve scegliere tra le due cose.

Cosa farne, concretamente

Tradotto in decisioni operative, sono quattro leve. Le metto in ordine di rapporto tra sforzo e ritorno, non di nobiltà:

1. Spingere il punto di ritiro come opzione predefinita. Non toglierlo dalle scelte, ma presentarlo per primo e, se i conti lo permettono, incentivarlo con un piccolo sconto. Il differenziale di costo per collo di solito lo ripaga.

2. Dimensionare l'imballo. Un audit di mezza giornata sulle tre referenze più spedite dice quasi sempre che si sta comprando aria. Ridurre di una taglia la scatola più usata è l'intervento più veloce del gruppo.

3. Aggredire i resi all'origine. Nella moda la prima causa è la taglia sbagliata. Misure reali sulla scheda prodotto, foto coerenti, indicazioni di vestibilità: sono interventi di contenuto, non di logistica. Attenzione a non confondere questo con l'irrigidimento della politica di reso, che riduce i resi tagliando le vendite — l'effetto contrario a quello cercato.

4. Misurare il costo logistico per ordine, non aggregato. Il totale mensile della fattura del corriere non dice niente. Il costo medio per ordine, spaccato per fascia di peso e per area, dice dove si sta perdendo.

Il vantaggio di non avere due progetti

Molte aziende trattano sostenibilità e marginalità come due cantieri separati, con due budget, due referenti e due presentazioni. Su questa parte specifica della catena non serve: sono lo stesso cantiere.

Ogni chilometro risparmiato, ogni centimetro cubo di scatola in meno, ogni reso evitato migliora tutti e due i numeri nella stessa direzione. È una circostanza rara, e vale la pena approfittarne — anche perché rende molto più facile far approvare il progetto.

Da dove cominciare

Prendi l'ultima fattura del corriere e i dati ordini dello stesso mese. Calcola tre numeri: costo logistico medio per ordine, percentuale di resi per categoria, rapporto tra peso reale e peso volumetrico fatturato.

Se il terzo è sopra 1,3 stai spedendo aria e la scatola è la prima cosa da cambiare. Se il secondo supera l'8% su una categoria, il problema è nella scheda prodotto, non nella logistica. Se il primo cresce mese su mese mentre lo scontrino medio resta fermo, l'ultimo miglio si sta mangiando la crescita.

Sono tre numeri, e in mezza giornata si hanno tutti.

Fonti

  1. Il paradosso ambientale del retail — Emmemedia

Questo articolo è stato scritto con il supporto dell'intelligenza artificiale e curato da Patrizio Musilli.

Domande frequenti

Comprare online inquina più che andare in negozio?

Secondo la ricerca condotta da Netcomm con il gruppo di ricerca B2c Logistics del Politecnico di Milano, non necessariamente: gli acquisti online possono ridurre le emissioni fino a dieci volte rispetto a quelli in negozio, perché nel canale fisico la parte prevalente dell'impatto deriva dallo spostamento del cliente per raggiungere il punto vendita.

Conviene incentivare il ritiro in punto di raccolta?

Su entrambi i fronti. La consegna in punto di ritiro riduce la carbon footprint fino a tre volte rispetto alla consegna a domicilio, perché consolida più ordini in una sola fermata — ed è esattamente il motivo per cui costa meno per collo. Un piccolo sconto sul metodo di consegna si ripaga quasi sempre.

Come si riducono i resi senza penalizzare le vendite?

Agendo sulle cause, non sulle regole. Nella moda la prima causa è la taglia: schede prodotto con misure reali, foto coerenti e indicazioni di vestibilità riducono i resi senza toccare la politica di reso, che se irrigidita fa cadere la conversione più di quanto risparmi.